Testimonianze

La birra testata su esseri umani (più identificativo di noi)

Intervista con Alessandro Crolla (alias Il Ciarlatano), responsabile della propaganda.

Dr. Barbanera

Con questa intervista apriamo un nuovo capitolo nella sezione che raccoglie le testimonianze degli utilizzatori di ENOWEB. Fino ad oggi ci siamo concentrati esclusivamente su ristoratori e sommelier che rappresentano il principale target di utenza di un servizio come ENOWEB. Le sue caratteristiche, le funzionalità e il suo ricchissimo database tuttavia possono essere sfruttati anche da chi le bottiglie le produce per semplificare il passaggio e la registrazione del prodotto all’intermediario di vendita (ristorante, enoteca, negozio) ma anche per facilitare la trasmissione di informazioni - e di conseguenza la vendita - al consumatore finale (il cliente del ristorante, dell’enoteca, del bar o più semplicemente il consumatore che si aggira tra gli scaffali).

Alessandro Crolla, del birrificio artigianale Dr. Barbanera di Cavallirio, piccolo centro posto sulle colline di Novara, è il primo produttore che intervistiamo. Con questa intervista vogliamo presentare anche una partnership che è l’inizio di un percorso comune di sperimentazione che vuole promuovere un legame sempre più stretto fra produttori di bevande, intermediari rivenditori e consumatori, fondato prima di tutto sulla condivisione di dati e informazioni che riguardano non solo la bottiglia, oggetto fisico, ma anche la natura del suo contenuto.

d. Buongiorno Alessandro ci vuole raccontare come e perché è iniziata la vostra collaborazione con E-Group?

Dr. Barbanera

Magnifico inventore di Inebrianti (Dr. Barbanera)
con il suo cane Luppolo

“Guardi la sua telefonata mi coglie proprio “sul pezzo” perché in questo momento sto lavorando all’inserimento dei codici ENOWEB nelle etichette delle nostre birre. In pratica questo significa che con le prossime produzioni il codice a barre utilizzato nei nostri prodotti e quello utilizzato da ENOWEB per i nostri prodotti vanno a coincidere in un unico codice a barre. Questa cosa nasce dallo stimolo di un amico, Davide Minoletti proprietario della Rampolina, un ristorante di Campino in provincia di Verbania che ha in carta le nostre birre e utilizza ENOWEB. Davide oltre ad essere un cliente preciso e attento, è una persona vulcanica, perciò  non nascondo che spesso se posso mi soffermo per poter mangiare e osservare oltre quanto il normale iter di consegna prevedrebbe.

In una di queste occasioni noto che è intento ad aprire casse di vino per apporre un'etichetta su ogni bottiglia.

Non è che la cosa mi abbia stupito più di tanto perché so che lui è uno che è sempre il primo a provare le novità anche tecnologiche. Comunque, incuriosito, gli chiedo che cosa stesse facendo: ”Guarda - mi dice - adesso ho installato questo programma ENOWEB che mi permette di tenere tutta la cantina sotto controllo”- e da qui ha iniziato a decantarmi tutte le cose che adesso può fare grazie ad ENOWEB.

In conclusione, mi sono lasciato coinvolgere dal suo entusiasmo e visto che noi già adesso per il suo ristorante realizziamo un’etichetta personalizzata mi sono detto che a me non costava proprio nulla uniformare il nostro codice prodotto con il codice prodotto di ENOWEB. (tanto un codice a barre vale l’altro no?). In questo modo alla Rampolina non dovranno più prendersi la briga di etichettare le nostre bottiglie. Questo vale per loro e naturalmente per tutti i ristoratori che utilizzano già ENOWEB e si troveranno facilitati nelle operazioni di carico delle bottiglie. Quindi ho contattato la E-Group anche perché ero curioso di conoscerli e ho fatto loro questa proposta che è stata subito accettata.

Questo significa naturalmente che anche a livello di comunicazione ci sarà la reciproca convenienza anche per E-Group a segnale opportunamente quei prodotti che potremmo definire ENOWEB compliant e questo magari farà conoscere le nostre birre anche a qualche nuovo cliente.”

Perché ha deciso di farlo con ENOWEB, in realtà lo stesso ragionamento potrebbe valere anche con altri programmi?

“Il motivo è molto semplice. Parlando con Fabio Chinchio (responsabile di E-Group) ho percepito una forte sintonia e lo stimolo ad iniziare questo percorso insieme. È un po’ una scommessa che facciamo entrambi.”

Dr. Barbanera

da sinistra il Ciarlatano, Jester (braccio destro del Dr. Barbanera),
l’Affaccenderai, il Fabbricante, il Reclutatore, il Numismatico

Ci vuole presentare la sua azienda? Da quanto tempo siete sul mercato e quali sono le caratteristiche principali del vostro prodotto?

Siamo un microbirrificio, un'impresa artigianale nata dalla passione come homebrewer, insomma facevamo la birra in garage.

I miei genitori e quello che oggi è il nostro socio (soprannominati affettuosamente il trio meraviglia) facevano da anni la birra in casa.

Nel 2013, quando mi fu chiesto di dare un contributo comunicativo, fui coinvolto dal loro entusiasmo e decisi di seguirli in ciò che mi sembrava essere una follia vera e propria: un attività imprenditoriale nel campo birrario. Così iniziammo ad etichettare e vendere ciò che avevamo sempre fatto solo per amici e parenti.

A proposito di comunicazione basta andare sul vostro sito per rendersi conto che vi presentate in modo un po’ … particolare?

Lei trova? Beh, come disse E. Hubbard “è inutile che prendiate la vita troppo seriamente, tanto, comunque vada, non ne uscirete vivi”. E fu proprio con questo motto che di comune accordo gettammo le basi della trasformazione da passione ad azienda, se c'era da rimboccarsi le maniche almeno dovevamo farlo divertendoci, usando ironia prima di tutto. Il mondo lavorativo è già abbastanza grigio e impostato.

Allora com’è la birra del Dr. Barbanera? Come viene prodotta? Ce ne vuole parlare?

Birrificio Artigianale Dr. Barbanera

Capisce che in qualità di Ciarlatano potrei senza nessuna fatica tenerla un paio d'ore a decantare le caratteristiche uniche e irripetibili degli inebrianti del Magnifico (Dr. Barbanera, ndr) ma il guaio è che cambierebbero ad ogni nuova improvvisazione.

Voglio dire: in realtà la birra si fa in un modo solo e quello è da sempre. È un mondo complesso, non mi fraintenda, ma a parte qualche sporadica stravaganza che di solito è più una provocazione (dollari, latte, carne) la birra di norma è acqua, malto d'orzo, luppoli e lievito.

In Belgio per esempio fanno le famose fermentazioni spontanee in grandi vasche all’aperto ma qui da noi questo non è possibile, almeno non in dei vasconi lasciati sotto una tettoia.

Le nostre peculiarità mi chiedeva... bè che sia Testata su Esseri Umani® e questo glielo posso garantire, che il nostro capo abbia 135 anni quest'anno e nonostante la misantropia è un uomo quasi piacevole, che ogni birra abbia una propria storia e contenga l'essenza dell'avventuroso passato del Dr. Barbanera (Irma, ad esempio fu una sua amante, e non solo sua a quanto sembra) e poi, mi creda non per vezzo ma perché ci credo che le birre fermentano a ritmo di musica, classica o anni '40 per mantenere la coerenza con il nostro imagery.

Come ingredienti cosa utilizzate?

“Ultimamente ci stiamo convertendo nel cercare di utilizzare dove è possibile ingredienti provenienti dall’Italia. Mi spiego meglio. Diversamente da quello che succede per il vino se tu hai bisogno di fare un determinato stile di birra necessiti di un particolare luppolo e di un particolare malto che vengono prodotti di solito in determinate zone d’Europa. Oggi, con l’avvento di tanti nuovi birrifici artigianali, sono iniziati ad aumentare i luppoleti italiani però inizialmente, vuoi perché il prodotto era comunque limitato, vuoi perché si trattava di un prodotto un po’ selvaggio, spesso non avevamo modo di prevederne la resa in cotta e nel prodotto finito.

Fare la birra è quasi una scienza: se non conosci esattamente le caratteristiche dell'acqua, dell'orzo e del luppolo che utilizzi non puoi controllare il risultato finale. Inizialmente i piccoli produttori erano ancora in una sorta di fase di “sperimentazione” in cui a volte i prodotti non erano accompagnati da analisi, ma oggi con lo sviluppo del mercato anche loro si sono attrezzati e noi di conseguenza: cerchiamo di preferire artigiani come noi e avendo un po' meno quel “timore da principianti” (che guasta mai)  siamo disposti a sperimentare di più sugli ingredienti.

Tutto questo sta anche aiutando molto lo sviluppo di nuove imprese agricole. In questi anni ho visto un bel cambiamento. Prima le piccole start up agricole gestite da giovani che si erano da poco lanciate nella coltivazione del luppolo venivano da noi a dirci “guardate abbiamo questo prodotto vi serve?” Oggi se non sei tu che prenoti la loro produzione con almeno sei mesi di anticipo rischi di restare senza luppolo.”

Chi sono gli italiani che si sono messi a coltivare luppolo? Sono gli agricoltori tradizionali, giovani o grandi aziende?

“Alcuni sono addirittura studenti universitari che hanno terminato gli studi in biotecnologie applicate all’agricoltura, insomma gente con una formazione solida che decide di affittare un po’ di terra o di utilizzare magari quella ereditata dal nonno per dedicarsi alla coltivazione e alla selezione del luppolo. Con gli anni poi questi ragazzi diventano dei piccoli chimici, in grado di creare e selezionare prodotti con aromi e sentori particolari sempre più interessanti”.

Insomma, c’è tutto un mondo che a partire dallo sviluppo dei piccoli birrifici artigianali italiani sta dando vita ad una nuova storia italiana del cibo di qualità?

“Sì, questo è vero, ma in realtà, proprio perché si tratta di un mondo nuovo dovremmo cercare di non scimmiottare le tipiche incrostazioni e la pesantezza che talvolta troviamo nel mondo del vino e ahimè questo non avviene. Non sto dicendo che la birra sia un prodotto “meno nobile” ma per me è comunque fondamentale fare le cose bene senza essere cadere nella prosopopea.

La birra è nata come prodotto “popolare”, conviviale e penso che lo spirito giusto sia questo: siamo un’azienda e come tale deve funzionare, ma se il nostro scopo è quello di “inebriare” le persone allora dobbiamo unirle in una passione, non dividere tra “chi ne sa” da “chi non”. Certi atteggiamenti impostati tipici del mondo del vino dove il vignaiolo ti guarda dall’alto in basso purtroppo vengono mutuati anche da alcuni miei colleghi birrai, ma credo non sia la strada giusta.

Piergiovanni Mometto [www.mometto.net]

 

 

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